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10/06/2020

Si avvicina la scadenza dell'acconto Imu, le criticità e i punti da chiarire

Mancano ormai pochi giorni al 16 giugno, data in cui è previsto il pagamento dell'acconto Imu 2020. Ma cosa sta accadendo e quali sono le criticità? idealista/news ne ha parlato con il presidente di Confedilizia, Giorgio Spaziani Testa.

Qualche giorno fa, nell'ambito dell'esame in Commissione Bilancio del disegno di legge C. 2500 Governo, di conversione del decreto legge 19 maggio 2020 n. 34 (decreto Rilancio), si è svolta l'audizione di Confedilizia. Tra le altre cose, il presidente Spaziani Testa ha affermato che "c'è un tema generale di Imu". E ha messo in luce le problematiche. idealista/news lo ha contattato e ha chiesto un approfondimento in merito alle criticità legate proprio al pagamento dell'acconto Imu 2020 nel post emergenza Covid-19.

Si avvicina la scadenza per il pagamento dell'acconto Imu 2020 e ai Comuni è stata data la possibilità di differire i termini di versamento dei tributi locali di propria competenza. Proprio su questo punto il Dipartimento delle Finanze ha pubblicato la risoluzione n. 5/DF, con la quale "viene precisato che è possibile il ricorso alla delibera di Giunta, sicuramente giustificato dalla situazione emergenziale in atto, con la precisazione però che tale provvedimento dovrà essere successivamente oggetto di espressa ratifica da parte del Consiglio Comunale. Viene altresì evidenziato che la quota Imu riservata allo Stato è sottratta alla disponibilità dei Comuni".

Nel dettaglio, la risoluzione n. 5/DF - menzionando il comma 762 dell'art. 1 della legge 27 dicembre 2019, n. 160 e il comma 777, lett. b) del medesimo art. 1 - ha specificato che il versamento dell'imposta deve essere effettuato in due rate, il 16 giugno e il 16 dicembre, oppure in un'unica soluzione entro il 16 giugno; è tuttavia data facoltà ai Comuni "stabilire differimenti di termini per i versamenti, per situazioni particolari", tra i quali chiaramente rientra l'emergenza coronavirus. Ma attenzione. Secondo quanto sottolineato dalla risoluzione, non possono "essere deliberati dai Comuni interventi - anche di semplice differimento dei versamenti – aventi ad oggetto la quota Imu di competenza statale, relativa agli immobili a destinazione produttiva".

Ma vediamo ora cosa ha detto a idealista/news il presidente di Confedilizia, Giorgio Spaziani Testa, in merito all'imminente appuntamento con la scadenza per il versamento dell'acconto Imu 2020.

Il 16 giugno si deve versare l'acconto Imu. Nel corso dell'audizione per la conversione del decreto Rilancio ha posto l'accento sul fatto che era ed è necessario pensare almeno a un rinvio. Quali sono, a suo giudizio, i problemi che si presenteranno il 16 giugno?

"Sono essenzialmente problemi di disponibilità di risorse, di liquidità. Poiché si tratta di un'imposta di tipo patrimoniale, per essere pagata non può che avere come fonte o il bene stesso quando viene dato in affitto - e in questi casi ci sono grandissime difficoltà ad avere il pagamento dei canoni - o quando il bene non produce niente - si pensi ad esempio alla casa di villeggiatura oppure alla casa ereditata che si ha a disposizione anche involontariamente - redditi di altro tipo, da lavoro ad esempio. Se vengono a mancare i redditi da lavoro e i redditi da locazione, non c'è modo di pagare.

Non sarà per tutti così, ma temo che ci saranno degli incassi inferiori dovuti al fatto che molta gente non riuscirà letteralmente ad avere le risorse per pagare, perché oltre all'Imu ci sono anche altre esigenze, magari rate di mutuo da versare o altre esigenze extra-immobili. Insomma, chi ha un reddito da locazione, magari come unica forma di entrata, e non sta ricevendo i canoni, poniamo che si tratti di un locale commerciale, non si vede come possa trovare le risorse. Per chi ha altre difficoltà di lavoro, il problema è lo stesso.

Come minimo sarebbe stato necessario un rinvio generalizzato, ma non c'è stato neanche quello. Servirebbe però molto di più. Servirebbe una riduzione. Una rata in meno sarebbe stata la soluzione ideale, ma sappiamo che le risorse sono state utilizzate diversamente".

Delegare ai Comuni la scelta di differire il pagamento cosa può comportare?

"Il governo ha ritenuto di non assumersi questa responsabilità e quindi oltre al problema sostanziale c'è anche un problema di chiarezza e di certezza del diritto. Perché comunque ogni contribuente, ogni proprietario, ha necessità di informarsi sulle eventuali scelte di differimento fatte dal Comune nel quale si trova l'immobile, che non è detto sia il Comune dove risiede, anzi molto spesso - per gli immobili pressati dall'Imu - si tratta di un Comune diverso da quello di residenza.

Non tutti hanno gli strumenti per informarsi, quindi possono esserci difficoltà a capire. Magari se il contribuente ha grandi difficoltà economiche aspetta l'ultimo secondo per sapere se il proprio Comune sceglie o non sceglie di spostare il pagamento.

Si alimenta quindi confusione e anche una differenziazione tra zone e parti di Italia che non ha senso per un problema così generale come quello che si è verificato in questo periodo. Rifugiarsi dietro all'autonomia dei Comuni mi sembra un formalismo di cui non c'era proprio necessità. Qui c'era un'esigenza generale, lo Stato - e quindi il governo in questo caso - si doveva assumere l'onere di prendere una decisione, caricandosi eventuali oneri dei Comuni".

Nel corso dell'audizione, ha parlato tra le altre cose dell'importanza di facilitare l'utilizzo dei crediti d'imposta anche con riferimento alla possibilità di compensare il debito Imu...

"Per quando riguarda il problema relativo alla facilitazione dell'utilizzo dei crediti d'imposta, anche con riferimento alla possibilità di compensare il debito Imu, l'Agenzia delle Entrate ha pubblicato la circolare n. 14/E del 6 giugno 2020 sul credito d'imposta in cui ha interpretato la legge nel modo con il quale noi avevamo chiesto si intervenisse normativamente. Noi avevamo chiesto che si facilitasse la cessione del credito al proprietario. L'Agenzia delle Entrate dice che quel meccanismo che noi avevamo proposto di fare per legge - cioè che la cessione del credito potesse essere fatta in luogo del pagamento del canone, altrimenti il meccanismo non funzionava - si potrà fare. Il meccanismo sarà però attuabile, riteniamo, solo dopo che verrà varato il previsto provvedimento attuativo dell'Agenzia delle Entrate".

Si ricorda che con la circolare n. 14/E del 6 giugno 2020, l'Agenzia delle Entrate ha affermato che "il credito d'imposta è utilizzabile in compensazione, nella dichiarazione dei redditi relativa al periodo d'imposta di sostenimento della spesa; o, in alternativa può essere ceduto. La cessione può avvenire a favore del locatore o del concedente, oppure di altri soggetti, compresi istituti di credito e altri intermediari finanziari, con facoltà di successiva cessione del credito per questi ultimi. Nell'ipotesi in cui il credito d'imposta sia oggetto di cessione al locatore o concedente il versamento del canone è da considerarsi avvenuto contestualmente al momento di efficacia della cessione, nei confronti dell'amministrazione finanziaria. In altri termini, in questa particolare ipotesi è possibile fruire del credito anche in assenza di pagamento, fermo restando, però, che deve intervenire il pagamento della differenza dovuta rispetto all'importo della cessione pattuita".

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